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EUMAN  ECE  NEWS  -  2017, 8-9

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Anno 2017, n.8-9                     EUMan ECE Newsletter                     Agosto - Settembre 2017

 

 

Collegamento a EUMAN

Contiene: I - Le nostre iniziativeII - EditorialeIII - Per approfondire

 

I - Le nostre iniziative

È disponibile online una nuova versione del sito di cesue, sempre all’indirizzo www.cesue.eu – vi invitiamo a visitarlo.

A breve saranno disponibili anche le nuove pagine dedicate al progetto EUMAN, con aggiornati ai materiali di supporto per chi vuole in particolare partecipare al concorso creativo per gli studenti IT’S EUMAN!  Partecipate numerosi al concorso!!! Il testo del bando è disponibile fin dalla homepage del sito di CesUE, e scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. riceverete supporto dedicato, chiarimenti etc. La premiazione del concorso è confermata al 20 febbraio 2018 presso il Teatro degli Arcimboldi a Milano.

Il nuovo sito di CesUE contiene:

  • una rassegna stampa settimanale ragionata che offre una selezione originale di notizie e commenti in chiave europea dell’attualità continentale e globale. La rassegna è aggiornata ogni venerdì;
  • blog di commento in chiave europea dell’attualità di livello nazionale e sovranazionale;
  • multimedia da noi prodotti e nostri interventi sui media;
  • notizia degli eventi in programma, dei progetti in corso etc.

Segnaliamo in particolare che CesUE ha vinto un nuovo bando Jean Monnet Projects dal titolo EUNews, che dedica una serie di attività alle scuole della Toscana, e sta avviando la collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Università telematica eCampus per la realizzazione di altri due progetti rispettivamente in Toscana e a livello nazionale.

 

II - Editoriale

L’Europa al bivio: nuova riforma o deriva nazionalista

Il 6 settembre 2017 la sentenza della Corte di Giustizia dell’UE ha rigettato completamente i ricorsi di Slovacchia e Ungheria, sostenuti dalla Polonia, contro il piano di ricollocamento temporaneo di emergenza di 120.000 persone previsto nel 2015 e in vigore fino al 26 settembre nell’ambito delle misure temporanee in materia di protezione internazionale a beneficio di Grecia e Italia dovute alla “situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi nel territorio di alcuni Stati membri” e che ha finora potuto essere applicato in misura minima proprio a causa del boicottaggio soprattutto di diversi paesi dell’Est Europa oltre che al ritardo nell’accertamento burocratico (in particolare in Italia) dell’ammissibilità dei richiedenti alla protezione (sentenza integrale e comunicato stampa). E’ questa l’ennesima riprova che proprio dalla applicazione delle misure possibili e previste dai Trattati (pur non sufficiente) è doveroso riprendere il cammino, disinnescando le spinte nazionalistiche ed egoistiche sempre pronte a riemergere. Il problema è che i rappresentanti dei governi dei paesi ricorrenti (appartenenti all’alleanza del Gruppo di Visegrad – sito ufficiale) sembrano voler perseverare nella posizione di rifiuto delle regole stabilite nonostante la Corte di Giustizia abbia ribadito la loro corretta applicazione in ottemperanza a quanto previsto dal Trattato di Lisbona e alle decisioni assunte con le procedure in vigore nel sistema comunitario. Se opinioni e visioni politiche diverse sono lecite, va rilevato che chi non rispetta decisioni assunte democraticamente dovrebbe esserne chiamato a rispondere con sanzioni che prevedano anche la sospensione (temporanea) da programmi e dall’erogazione di finanziamenti comunitari (sulle questioni poste dalla sentenza e del ricollocamento dei migranti si rimanda alle considerazioni svolte da Solon Ardittis in un un articolo apparso l’8 settembre su “EUobserver”). L’Unione europea deve poter essere credibile come organizzazione sovranazionale e chiamare tutti i paesi aderenti ad assumersi le proprie responsabilità. Nel frattempo l’UE è ormai da tempo al bivio e sarà chiamata a scegliere inesorabilmente o ad andare avanti e procedere verso la creazione di poteri federati in politica estera e di sicurezza dotandosi di una comune gestione del controllo delle frontiere, di una capacità di azione unitaria a livello globale come attore per la governance ambientale e climatica e di piani di investimenti per creare e condividere pace e benessere con le aree confinanti (con un Piano Marshall per l’Africa e il rilancio dell’Unione euromediterranea – su questi punti si rimanda, tra gli altri ad interventi come quello di Roberto Castaldi sul governo delle migrazioni apparso su “Il Tirreno il 30 agosto 2017 e quello di Roberto Palea, “Un patto per il rilancio dell’Europa”) un Tesoro con un budget autonomo e un’unione fiscale, dando vita anche ad un’unione energetica, oppure ad assistere alla propria più o meno lenta decadenza e disintegrazione. Nel primo caso è necessario procedere a riforme istituzionali incisive; nel secondo basterà lasciare andare avanti le cose pressappoco come stanno andando avanti adesso (nonostante l’indubbio valore di determinate azioni e politiche). L’agenda per le migrazioni, pur importante, ed altre azioni messe in campo dall’UE finiscono per dare risultati ridotti a causa della mancanza di solidarietà tra i paesi membri. Ma la partita si gioca non soltanto a livello di istituzioni comunitarie e di esecutivi nazionali: informazione corretta, apporto della società civile organizzata e partecipazione attiva dei cittadini europei possono essere decisivi nel fare venire allo scoperto problemi, critiche, proposte e soluzioni. In riferimento all’informazione vanno potenziati gli sforzi per offrire notizie e approfondimenti seri, equilibrati e documentati evitando una (dis)informazione basata sul sensazionalismo e gli scoop o su istinti, pregiudizi e disagio. Informazione e conoscenza (ampliando l’educazione alla cittadinanza europea nelle scuole di ordine e grado) possono fare molto per creare consapevolezza dei problemi e non soggiacere alle sirene dei populismi e dei nazionalismi (si veda, ad esempio un piccolo manuale di conversazione sui migranti). Il ruolo delle ONG non va né santificato né demonizzato: l’azione importante delle organizzazioni umanitarie è comunque fondamentale nell’assicurare aiuto e protezione e necessaria per denunciare limiti, errori e violenze (ad esempio la lettera aperta di Medici senza Frontiere relativa alle sofferenze patite nei campi di detenzione in Libia dai migranti trattenuti con i finanziamenti europeiarticolo su “Avvenire”). I fenomeni cono complessi e le semplificazioni sono quasi sempre fuorvianti rischiando di accrescere disagi e dissidi. In particolare le migrazioni di ogni tipo, ma soprattutto quelle generate da guerre, mancanza di risorse, degrado ambientale, calamità naturali. Le migrazioni, però, affrontate con politiche di gestione possono costituire opportunità di sviluppo economico e sociale. Nella situazione attuale i singoli paesi europei non possono far da soli sperando di non essere interessati dai flussi o di arginarli scaricando su altri paesi l’onere dell’accoglienza e della gestione. Si impone quindi la costruzione di una politica europea fondata su istituzioni comunitarie più solide e legittimate (si veda uno studio recente sulle riforme della politica migratoria tedesca ed europea condotto dalla Fondazione Bertelsmann). Tuttavia, se ci rendiamo contro della nostra identità di cittadini europei, è sotto ai nostri occhi l’ancora debole e insoddisfacente garanzia di cittadinanza offerta dalle istituzioni europee, incompleta e con differenti garanzie anche perché legata alle distinte cittadinanze nazionali. E allora, anche in vista delle elezioni del Parlamento europeo del 2019, non si può non constatare come Parlamento europeo e Commissione europea abbiano ancora poteri limitati e insufficienti rispetto a quelli delle istituzioni rappresentative dei governi nazionali. Se si vuole che l’UE possa fare di più per il benessere di tutti si dovrà aprire una stagione di riforme istituzionali. Una ricerca condotta dalla fondazione Bertelsmann rileva un grado di soddisfazione maggiore dei tedeschi nei confronti dell’UE rispetto ai cittadini di altri paesi membri ma anche la generale prevalenza di cittadini europei – 66% - che vedono positivamente l’UE e sono contrari ad un’uscita del loro paese da essa – link articolo su Politico.eu). Nel giugno scorso è stato divulgato un sondaggio dell’Eurobarometro relativo al marzo 2017 che mostra come la stragrande maggioranza dei cittadini europei intervistati desidererebbe un’Europa sociale capace di combattere disoccupazione, povertà, esclusione e garantire sicurezza sociale e parità di genere. Questa richiesta richiede istituzioni europee efficienti e federali. Facendo prevalere unione e solidarietà come vera propria comunità democratica e civile e diventando un esempio di convivenza plurale e inclusiva, aperta al mondo e alla difesa delle persone e dei diritti umani, l’UE riformata e federale potrà assolvere pienamente alla missione di costruzione della pace per la quale è nata ponendosi come esempio per tutto il mondo

Giorgio Grimaldi (@ces_eu).

 

III - Per approfondire

Un libro, aggiornamenti giornalistici, documenti, commenti testimonianze e il documentario di Ai Weiwei

E’ appena uscito (7 settembre 2017) un libro che può aiutare a riflettere sulle interconnessioni tra pace, ambiente e migrazioni. Si tratta di “Effetto serra, effetto guerra”, scritto da un diplomatico (Grammenos Mastrojeni) e un fisico e climatologo del CNR (Antonello Pasini) per i tipi di Chiare Lettere (http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/effetto-serra-effetto-guerra-9788861909342.php). I flussi migratori globali dipendono da molti fattori e circostanze ma sicuramente le conseguenze indotte dai cambiamenti climatici, dalla distruzione delle risorse naturali e dalle guerre (entrambi tanto causa quanto effetto di un circolo vizioso che porta all’impoverimento e all’esodo) giocano un ruolo fondamentale nella decisione di fuga per sopravvivere per migliaia di persone.

Nel dibattito e nello scontro, spesso rovente, su come affrontare e organizzare risposte efficaci a tutto campo per prevenire e controllare lo sfruttamento e la tratta di persone umane, creare condizioni di vita dignitosa e accogliere uomini, donne e bambine, l’Unione europea non è finora riuscita ad assumersi pienamente le proprie responsabilità (anche se ha adottato misure per la gestione integrata delle frontiere - Commissione europea - Rappresentanza in Italia, Programma da 46 milioni di euro a sostegno della gestione integrata della migrazione e delle frontiere in Libia, 28 luglio 2017 https://ec.europa.eu/italy/news/20170728_gestione_migrazione_frontiere_it). L’atteggiamento degli Stati membri ha visto prevalere in molti casi il prevalere di chiusure nazionalistiche, mancanza di collaborazione, visione e piani condivisi per far fronte alle emergenze e pianificare un futuro di convivenza e pace nell’area mediterranea.

Malessere, paure e strumentalizzazione su questo tema sono sempre dietro l’angolo e accentuano le difficoltà degli operatori istituzionali e non istituzionali. Nel mirino di accuse e polemiche e a fronte di difficoltà effettive l’estate ha portato a tensioni tra governi, UE e organizzazioni umanitarie impegnate nel soccorso ai migranti (per una breve panoramica sulle principali associazioni internazionali Come aiutare i migranti donando alle ONG che se ne occupano, IlPost.it, 3 maggio 2017, http://www.ilpost.it/2017/05/03/come-aiutare-migranti/). Non interessa qui ricordare le vicende che hanno visto anche indagate alcune organizzazioni umanitarie ma ricordare come conoscenza, attenzione e consapevolezza sono importanti antidoti a pregiudizi, razzismo e violenze. Pertanto, per andare alla radice delle questioni ricordiamo l’appello-denuncia ai mass-media del missionario cattolico Padre Zanotelli a far conoscere l’Africa (Padre Zanotelli: “Rompiamo il silenzio sull’Africa”, “La Stampa”, 20 luglio 2017, http://www.lastampa.it/2017/07/20/vaticaninsider/ita/nel-mondo/padre-zanotelli-rompiamo-il-silenzio-sullafrica-MGN4GchnGQi5WPSGqXiD8L/pagina.html).

La Corte di Giustizia dell’Unione europea, chiamata a pronunziarsi sui ricorsi di Slovacchia e Ungheria, appoggiate dalla Polonia, dalla Repubblica ceca e dalla Romania (i paesi del Gruppo Visegrad) che mirava ad annullare il piano di ricollocazione di 120.000 persone bisognose di protezione internazionale (asilo) arrivate in Italia e Grecia e da destinare pro quota ai diversi paesi membri, li ha respinti con una sentenza del 6 settembre 2017 (per il comunicato stampa ufficiale della Corte: https://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2017-09/cp170091it.pdf; per informazione giornalistica si veda esempio: Francesco Olivo, La Corte di giustizia Ue dà ragione all’Italia: giusto redistribuire i migranti, "La Stampa", 6 settembre 2017, http://www.lastampa.it/2017/09/06/esteri/la-corte-di-giustizia-ue-d-ragione-allitalia-giusto-ridistribuire-i-migranti-in-modo-proporzionato-Nt8grXlnSe4tvTTwY0yh7M/amphtml/pagina.amp.html; Marco Bresolin, La Corte europea boccia l’Est. “Avanti con la redistribuzione, dei profughi da Italia e Grecia”. Respinti i ricorsi. L’ultimatum: pronti a sanzionarvi. Avramopoulos: cambiamo Schengen, "La Stampa", 7 settembre 2017, http://www.lastampa.it/2017/09/07/esteri/la-corte-europea-boccia-lest-avanti-con-la-redistribuzione-dei-profughi-da-italia-e-grecia-3ozc2wv5neVsuFu6E6cucN/pagina.html). Il piano tarda ad essere applicato ed è comunque temporaneo. E’ stato almeno ribadito l’obbligo di rispettare le regole e la legittimità delle istituzioni comunitarie a stabilirle. Urge, però, in primo luogo, una riforma della Convenzione di Dublino (su questo tema si veda Filippo Scuto, Le difficoltà dell’Europa di fronte alla sfida dell’immigrazione: superare il “sistema Dublino”, Centro Studi sul federalismo, Research Paper, febbraio 2017, http://www.csfederalismo.it/images/Research_paper/CSF-RP_FScuto_Immigrazione_UE_Sistema_Dublino_Febbraio2017.pdf) e del sistema di Schengen e una maggiore cooperazione solidarietà tra i paesi membri. Ma, in prospettiva, sembra chiaro che l’UE (o un nucleo di paesi utilizzando la cooperazione rafforzata) debba dotarsi di una politica estera e di sicurezza unica. Per riassumere lo stato dell’arte la Commissione europea ha presentato il 6 settembre una serie di rapporti che riepilogano le attività svolte e in itinere (comunicato stampa con schede, rapporti e documentazione allegata: Agenda europea sulla migrazione: occorre rafforzare i buoni progressi già compiuti nella gestione dei flussi migratori, Bruxelles, 6 settembre 2017, http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-3081_it.htm). Si segnalano anche i seguenti documenti e studi: Servizio europeo di azione esterna, Partnership Framework on Migration, https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/factsheet_partnership_framework_on_migration.pdf; Andrea Lebovich, Bringing the Desert Together: How to advance Sahel-Maghreb integration, European Council on Foreign Relations, 18 July 2017, http://www.ecfr.eu/publications/summary/bringing_the_desert_together_how_to_advance_sahelo_maghreb_integration_7215. E’ possibile anche seguire gli aggiornamenti su questi temi consultando l’aggregatore di informazioni web EUagenda (https://euagenda.eu/dossiers/migration). Tra i commenti critici a favore di una strategia di ampio respiro che non può basarsi soltanto su accordi di cooperazioni con i paesi mediterranei (ed erogazione di finanziamenti) senza garanzie per il rispetto dei diritti umani si vedano: Franco Venturini, La svolta Ue sugli sbarchi e gli ostacoli che rimangono, "Corriere della sera", 29 agosto 2017, http://www.corriere.it/opinioni/17_agosto_29/svolta-ue-sbarchie-ostacoli-che-rimangono-270cf9f8-8c23-11e7-b9bf-f9bee7e83ed2.shtml; Sophie in 't Veld, Trying to block migrants won’t work. Europe needs a realistic plan, "The Guardian", 30 August 2017, https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/aug/30/block-migrants-wont-work-europe-realistic-plan-africa-dubious-deals. Come sottolineato dal Modern Slavery Index 2017 (https://maplecroft.com/portfolio/new-analysis/2017/08/10/20-eu-countries-see-rise-modern-slavery-risks-study/) la crisi migratoria ha fatto crescere in almeno tre quarti dei paesi dell’UE anche il rischio di schiavitù.

Per come si sta sviluppando la risposta a livello globale una sintetica panoramica si trova in Andrea Cofelice, Eppur si muove…: la governance globale delle migrazioni, Centro Studi sul Federalismo, 26 luglio 2017, http://www.csfederalismo.it/it/pubblicazioni/commenti/1285-eppur-si-muove-la-governance-globale-delle-migrazioni.

Il bisogno di ripopolare aree abbandonate rigenerando attività socio-economiche e ambientali è avvertito in molte aree in Italia e altrove: di recente un appello è giunto dall’isola Ventotene (Clemente Pistilli, L'appello di Ventotene: "Qui pochi studenti, dateci subito i migranti", "La Repubblica", 4 settembre 2017 - http://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/04/news/l_appello_di_ventotene_qui_pochi_studenti_dateci_subito_i_migranti_-174587873/?ref=nl-Ultimo-minuto-ore-13_04-09-2017) ma, anche molte altre zone (ad esempio quelle abbandonate) potrebbero essere interessate ad un insediamento adeguata con una redistribuzione attenta accompagnata da progetti e investimenti con ricadute per la popolazione e il territorio.

Per brevi storie e testimonianze di migranti nel mondo al fine di far conoscere problemi ed esempi e sostenere integrazione e inclusione nei vari paesi il sito multilingue (in inglese, francese, italiano, spagnolo e tedesco) la piattaforma web “I am a migrant” (http://iamamigrant.org/) della Divisione media e comunicazione dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM, http://www.italy.iom.int/) raccoglie l’esperienza raccontata direttamente dai protagonisti. Per riflessioni e discussioni si segnalano: sull’impatto del multiculturalismo, l’intervento di Pamela Irving Jackson e Peter Doerschler con Multiculturalism is unpopular with the majority – even though it makes for happier societies sul blog della London School of Economics (LSE) (http://blogs.lse.ac.uk/politicsandpolicy/multiculturalism-is-unpopular-with-the-majority-even-though-it-makes-for-happier-societies/); sulla proposta di aprire tutti i confini del mondo un editoriale apparso su “The Economist” il 20 luglio 2017 (traduzione italiana su “Internazionale” https://www.internazionale.it/opinione//2017/07/20/aprire-frontiere-mondo).

Sulla situazione globale e sul legame tra povertà e migrazioni è illuminante l’articolo dello storico indiano Vijay Prashad, “I poveri scontano che colpe che non hanno” tradotto da “Internazionale” (https://www.internazionale.it/opinione/vijay-prashad/2017/08/25/poveri-colpe).

Al 74° Festival del Cinema di Venezia 2017 l’artista dissidente cinese Ai Weiwei, anch’egli migrante ha presentato il documentario “Human Flow” sulle migrazioni osservate nei vari contesti nel mondo (videointervista tradotta in italiano Mostra del Cinema di Venezia 2017. Ai Weiwei: tra i profughi ho rivissuto la mia infanzia.

L’artista dissidente cinese in concorso a Venezia con «Human Flow»: «L’insicurezza crea conflitti, la paura genera miopia», http://www.corriere.it/video-articoli/2017/09/01/ai-weiwei-politici-non-possono-ignorare-problema-rifugiati/87348592-8f27-11e7-b732-dcafc24bf9d5.shtml; Stefano Vastano, Ai Weiwei e i migranti: “Dobbiamo capire che l’umanità è una sola”, “L’Espresso”, 25 agosto 2017, http://espresso.repubblica.it/visioni/cultura/2017/08/25/news/intervista-integrale-ad-ai-weiwei-1.308096; Teresa Marchesi, "Human flow", il docu-film sui migranti che mostra il fallimento della nostra civiltà, HuffingtonPost.it, 1° settembre 2017, http://www.huffingtonpost.it/teresa-marchesi/human-flow-il-docu-film-sui-migranti-che-mostra-il-fallimento-della-nostra-civilta_a_23193296/).

 

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