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EUMAN  ECE  NEWS  -  2017, 5

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Anno 2017, n.5                     EUMan ECE Newsletter                     Maggio 2017

 

Collegamento a EUMAN

Contiene: I - EditorialeII - Le nostre iniziativeIII - Per approfondire

 

I - Editoriale: il mito dell'autodeterminazione dei popoli

 

Il mito dell'autodeterminazione dei popoli

 

Sta tornando pericolosamente in auge il mito dell’autodeterminazione dei popoli. La Catalogna ha minacciato l’uscita unilaterale dalla Spagna se non le fosse concesso (come in realtà non dovrebbe esserle concesso, vista la pronuncia della corte costituzionale spagnola del febbraio scorso) il referendum per far esprimere il parere ai suoi cittadini. Un caso interessante, sul quale vale la pena riflettere.

Il popolo, si dice, è sovrano. Già, ma quale popolo?

Qual è il popolo (quel gruppo di individui) che ha diritto di decidere che le sue scelte abbiano un’influenza anche su altri popoli? Lasciando perdere per un momento il concetto ambiguo di “popolo”, quale individuo ha diritto di decidere su opzioni che hanno un impatto anche su altri? Quale sarebbe la ratio della legittimità?

In economia si chiamano “esternalità”. Se compio una scelta che modifica le possibilità di scelta di altri individui, genero un’esternalità, che dovrebbe essere punita (se negativa, tipo l’inquinamento) o premiata (se positiva, tipo un’invenzione che poi diventa di dominio pubblico). Oppure quella scelta mi dovrebbe essere vietata ed essere demandata ad un organo di scelta collettivo più ampio, che includa chi genera e chi subisce l’esternalità.

I cittadini catalani sono anche cittadini spagnoli, europei (e del mondo). Le conseguenze, anche solo quelle direttamente economiche, di un loro eventuale abbandono della Spagna, generano effetti (esternalità) anche sul resto della popolazione spagnola ed europea (costituisce un esempio che potrebbe portare ad un effetto domino, si pone il problema dell’adesione o meno alla UE, etc).

Insomma, è giusto lasciare che i cittadini della Catalogna decidano per l’indipendenza? O dovrebbero essere i cittadini spagnoli, o magari quelli europei, a pronunciarsi su questa scelta (i cui effetti, appunto, ricadono anche su di loro)? O magari i cittadini di ciascuna città? Perché non dovrei poi consentire a quel punto a Pisani, Livornesi e Fiorentini di pronunciarsi per l’autodeterminazione del loro destino?

So che viene vista come una provocazione, ma credo che la circoscrizione più adeguata (in termini di internalizzazione delle esternalità) a pronunciarsi sul quesito dell’indipendenza catalana sia quella europea. Se i cittadini europei riterranno sensate le motivazioni catalane, si pronunceranno a favore, altrimenti si pronunceranno contro. Questa è la democrazia. Un referendum esclusivamente catalano non sarebbe affatto democratico, perché appunto i cittadini catalani finirebbero per decidere su questioni che impattano anche sul resto d’Europa.

Naturalmente, se non vi fossero Stati nazionali che vincolano così tanto la vita sociale, politica ed economica dei propri cittadini, nessuno si porrebbe il problema dell’autodeterminazione dei popoli. Se l’Unione europea fosse una genuina democrazia sovranazionale multilivello, in cui ogni individuo è responsabile di scelte condivise collegialmente per diverse funzioni di governo (da quello locale a quello sovranazionale), ogni cittadino catalano (così come qualsiasi altro cittadino europeo) avrebbe autonomia decisionale sulla maggior parte delle proprie scelte, senza che fossero allocate allo stato nazionale (o, indirettamente, alla UE).

È il modello stato-centrico su cui si fonda il patto intergovernativo dell’Unione Europea che costringe a porsi ed a risolvere questi problemi.

Naturalmente, se il patto fosse di natura genuinamente federale, multilivello, vi sarebbe anche un meccanismo costituzionale di redistribuzione delle risorse (come accade all’interno della Germania, che non a caso è uno Stato federale) per il quale la ricca Catalogna si vedrebbe togliere in automatico delle risorse per finanziare le regioni più povere. Non necessariamente della Spagna; magari la Pomerania. Senza neanche accorgersene. E senza poterci fare nulla, vista la natura costituzionale del meccanismo di riequilibrio.

I cittadini hanno sempre più bisogno di sentire che esiste sopra di loro un sistema di istituzioni che li tutela. Ma la risposta a questa esigenza non può essere la definizione di spazi sempre più angusti (ancorché magari ricchi) di esercizio della sovranità.

Perché non vi sia questa tentazione alla chiusura, occorre però mostrare che la sovranità condivisa a più livelli di governo legittimo e democratico è più efficace nel tutelare il cittadino. E soprattutto occorre metterla in pratica.

Altrimenti il mito dell’autodeterminazione, in tutta la sua inconsistenza logica, avrà la meglio. 

Fabio Masini - http://formiche.net/2017/05/22/mito-dellautodeterminazione-dei-popoli

 

Per la sua pertinenza rispetto ai temi del progetto  EUMAN!  e per il suo valore al contempo informativo e formativo consigliamo caldamente la lettura de Il cantiere dell’Europa riparte dal fronte Sud – articolo di Giorgio Napolitano apparso su La Stampa del 17 giugno 2017 (link). Qualora il link non dovesse essere più funzionante e foste interessati a leggere l’articolo basta scriverci a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

II - Le nostre iniziative

Nel mese di maggio 2017 è scaduta la prima edizione del concorso  It's EUMAN!  dedicato agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado italiane, in particolare per gli indirizzi Artistico, Musicale e Coreutico.

Hanno partecipato al concorso, caricando le proprie opere in formato video tramite il canale YouTube di EUMAN, più di venti gruppi con originali creazioni artistiche di diversa natura. Purtroppo nessuna opera è risultata pienamente pertinente rispetto all’oggetto del concorso, che richiedeva di costruire opere atte a comunicare lo stretto legame tra problemi dell’unità europea e problemi legati ai flussi migratori verso l’Europa.

Per questo motivo i promotori del Concorso hanno deciso di bandire una seconda edizione, sollecitando in particolare i pochi gruppi che nella prima edizione hanno presentato opera almeno parzialmente pertinenti a ripresentarle migliorandone il focus. CesUE si riserva di realizzare nuove conferenze nelle scuole durante la prima parte del prossimo Anno Scolastico, prima dell’inizio del quale verrà pubblicato sul sito del progetto un nuovo bando.

La premiazione della seconda edizione è prevista in occasione della Giornata di Consapevolezza Europea conclusiva del progetto  EUMAN! , che sarà realizzata a Milano all’inizio del 2018: si sta al momento perfezionando un accordo con il Comune di Milano e il Teatro degli Arcimboldi per realizzare l’evento il giorno 20 febbraio nel prestigioso teatro meneghino.

 

III - Per approfondire

Focus sul progetto e sul sito web Open Migration

 

Uno sguardo complessivo sul fenomeno migratorio che cerca di stimolare conoscenza e diffondere informazioni semplici, accurate ed accessibili attingendo a fonti ufficiali e studi è offerto, in italiano e in inglese, dal sito web del progetto Open Migration (http://openmigration.org/) promosso dagli inizi del 2016 dalla Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (https://cild.eu/) e sostenuto dalla fondazione Open Society dell’imprenditore e finanziere George Soros (https://www.opensocietyfoundations.org/) e dalla fondazione Oak (http://oakfnd.org/) formata da diverse organizzazioni filantropiche e specializzata in interventi e programmi per garantire i diritti umani a livello internazionale, la protezione dell’ambiente e affrontare problematiche sociali globali soprattutto nelle regioni del mondo più povere. Il sito aggrega informazioni e articoli, resoconti, infografiche utili a comprendere la complessità e le dimensione delle migrazioni, analizzando politiche e approcci fornendo un utile strumento da valorizzare per sfuggire a stereotipi, impressioni superficiali e sanare la mancanza di un’apertura critica, attenta e documentata che unisca all’informazione la volontà di sviluppare un percorso di attenzione costante e l’obiettivo proprio della CILD di ampliare i diritti delle persone senza alcuna discriminazione. Attraverso un quiz (http://openmigration.org/quiz/) il lettore può testare il proprio grado di conoscenza e poi tenersi informato andando a colmare le lacune consultando le diverse sezioni: politiche di frontiera, diritto d’asilo, immigrazione & integrazione e quelle sui dati (con le sottosezioni dashboard, infografiche, fact-checking – con botta e risposta su domande “calde” e di attualità). A completare il menu vi sono i contenuti delle diverse risorse (analisi, idee, una web review con la selezione settimanale dei 10 migliori articoli pubblicati sul tema dei rifugiati dell’immigrazione, il glossario e il quiz).

Anche se si tratta di una tematica collaterale (la corretta informazione in generale e non solo rispetto ai fenomeni migratori), segnaliamo che Nigrizia, la storica rivista dei Padri Comboniani, nel numero di giugno pubblica un interessante editoriale dal titolo “I salvati dalle e i sommersi dal populismo” http://www.nigrizia.it/notizia/i-salvati-dalle-ong-e-i-sommersi-dal-populismo/notizie. Il richiamo a guardare e ad informarsi per “costruire la pace” nell’ambito delle ricerche e degli studi sul giornalismo per la pace ha trovato recentemente sbocco in un bel libro a cura di Nanni Salio e Silvia De Michelis “Giornalismo di pace” (Torino,Gruppo Abele, 2016), uscito un anno fa, guida stimolante per riconsiderare la comunicazione e l’informazione globali cercando di affrontare i problemi esistenti e di rafforzare la lotta per la pace, la sostenibilità, i diritti e l’integrazione tra i popoli (http://serenoregis.org/2016/05/31/giornalismo-di-pace-a-cura-di-nanni-salio-e-silvia-de-michelis/).

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