Storicamente, le Scienze Umane e Sociali hanno ritenuto lo Stato Nazionale l'attore chiave "naturale" dei processi politici, economici, culturali e storici. E proprio a causa di questo, gli aspetti essenziali dello sviluppo dell'evoluzione e del radicamento di questi processi sono oggi ignorati o fraintesi. È per questa ragione che molti studiosi criticano questo approccio metodologico allo studio dei processi storici. Ad esempio, Ranke e Dehio credevano che una storia nazionale fosse impossibile, visto che le evoluzioni nazionali, sub-nazionali e supra-nazionali di sistema sono profondamente e indissolubilmente legate tra loro. In economia, Robbins ha criticato quei liberali che hanno adottato un punto di vista puramente nazionale, trascurando le possibilità offerte da un approccio di tipo globale e federalista. Allo stesso modo, Gellner disapprovava l'uso di approcci esclusivamente nazionalisti nell'ambito degli studi di sociologia.

Nel campo della filosofia politica, fu Mario Albertini a sottolineare la necessità di superare il paradigma dello Stato-Nazione. Ma il merito di una più precisa concettualizzazione di tale necessità epistemologica va riconosciuto a Ulrich Beck, che ha coniato il concetto di "nazionalismo metodologico" per contrapporgli un nuovo paradigma in fieri da lui denominato "cosmopolitismo metodologico" - concetto tuttora in via di definizione nel dibattito scientifico.

In realtà, sarebbe più corretto dire che il "Nazionalismo metodologico" non è che un caso-matrice di una più ampia tendenza  al "monismo metodologico" in tutti i campi della scienza - tendenza che nelle scienze naturali è meglio conosciuta come "riduzionismo" e che a livello di cultura diffusa si traduce ad esempio in concetti e pratiche identitarie chiuse al cambiamento e al confronto. In nome di questa prospettiva sarebbe perciò meglio propugnare una più profonda rivoluzione paradigmatica improntata al "pluralismo metodologico", ovvero al riconoscimento della complessità del mondo - riconoscimento di cui si avverte particolare urgenza nel mondo contemporaneo, in cui è sempre più evidente che senza una pluralità di livelli e aree di analisi è impossibile comprendere e agire in modo efficace in qualsivoglia campo. Per il mondo scientifico, ciò significa anche maggiore assunzione di responsabilità da parte degli studiosi, cui spetta il compito di individuare di volta in volta i livelli e gli attori più rilevanti.

Questo approccio - che nel campo delle scienze sociali beneficia in modo decisivo degli studi di Norbert Elias - è alla base delle attività di ricerca e formazione che svolgiamo.

 

 

 

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