Il rapporto fra individuo e poteri pubblici si è profondamente evoluto nella storia. Negli ultimi secoli, con l’affermazione degli Stati Nazionali come forma sostanzialmente esclusiva di identificazione del potere pubblico, si è consolidata una concezione dell’individuo come suddito, ossia come un soggetto che chiede allo stato protezione militare (difesa) e sociale (erogazione di alcuni beni pubblici come la scuola, la sanità, l’amministrazione della giustizia) in cambio del pagamento delle imposte.

La crescente interdipendenza e complessità che caratterizzano l’attuale fase di globalizzazione ha messo in discussione l’esistenza di un rapporto univoco fra individuo e stato nazionale. L’individuo è parte di un sistema concentrico di decisioni collettive che interessano comunità locali come organizzazioni sovranazionali.

La cittadinanza perde la dimensione esclusiva di sudditanza nei confronti dello Stato per divenire un concetto complesso di partecipazione attiva a più livelli di decisioni collettive, dalla dimensione locale a quella globale.

Questa partecipazione necessita di forme di raccolta, organizzazione e gestione delle scelte individuali e collettive che ancora oggi sono in massima parte da ideare e sperimentare.

 

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