DIZIONARIO MINIMO DELL'INTEGRAZIONE EUROPEA
- a cura del Prof. Pietro Finelli -

INDICE

 


ACCORDI DI SCHENGEN
Il 14 giugno 1985 fu firmato a Schengen, in lussemburgo, fra il Belgio, la Francia, la Germania, il Lussemburgo e i Paesi Bassi per eliminare progressivamente i controlli alle frontiere comuni e consentire la libera circolazione sia ai cittadini degli Stati firmatari, sia a quelli degli altri Stati membri della Comunità o di paesi terzi.
Il 19 giugno 1990, tra gli stessi stati fu stipulata la convenzione di Schengen, entrata in vigore nel 1995, per dare attuazione ai principi dell'accordo. Essa è stata progressivamente estesa a Italia (1990), Spagna e Portogallo (1991), Grecia (1992), Austria (1995), Finlandia, Svezia e Danimarca (1996), Repubblica ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia e Slovacchia (2007). Irlanda e Regno Unito partecipano solo parzialmente agli accordi di Schengen, così come Bulgaria, Cipro e Romania.
Partecipano all'area Schengen anche quattro paesi non comunitari: Islanda e Norvegia (1996) e Svizzera e Liechtenstein (2008).
Dal 1999, gli accordi e la convenzione di Schengen, e la loro normativa attuativa sono integrati nel quadro istituzionale e giuridico dell'Unione europea per cui i paesi candidati all'adesione all'Unione europea devono accettarli integralmente al momento della loro adesione.

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ADESIONE/ALLARGAMENTO
L'Unione Europea, così come le istituzioni che l'hanno proceduta si pone come obiettivo ideale il suo allargamento all'intero continente europeo con la progressiva adesione dei diversi stati europei.
Nel corso dei decenni si è così passati dai sei paesi fondatori della CECA e della CEE agli attuali 28 attraverso diversi passaggi intermedi:
1951 CECA/1957 CEE: Belgio, Francia, Germania occidentale, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi;
1973 CEE: Danimarca, Gran Bretagna, Irlanda;
1981 CEE: Grecia;
1986 CEE: Portogallo, Spagna;
1990 CEE: riunificazione della Germania;
1995 UE: Austria, Finlandia, Svezia;
2004 UE: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria;
2007 UE: Bulgaria, Romania;
2013 UE: Croazia.
Hanno lo status di paesi candidati l'ex-Repubblica iugoslava di Macedonia, la Turchia. L'Islanda ha presentato la sua domanda di adesione all'UE nel luglio 2009. Questo paese, membro dello Spazio economico europeo e dello spazio Schengen, ha già raggiunto un livello elevato d'integrazione con l'UE. Il Consiglio deve decidere in merito all'apertura dei negoziati di adesione. I paesi dei Balcani occidentali impegnati nel processo di stabilizzazione e di associazione hanno lo status di candidati potenziali. Si tratta di Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Serbia, compreso Kosovo, come definito dalla risoluzione n. 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
L'adesione di un nuovo Stato all'Unione europea è regolamentata dall'articolo 49 del trattato sull'Unione europea. Uno Stato che desideri divenire membro dell'Unione deve ottemperare a due condizioni precise:
• essere uno Stato europeo;
• rispettare i valori comuni agli Stati membri e impegnarsi a promuoverli.
Lo Stato candidato informa il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali degli Stati membri della sua intenzione di aderire all'UE. L'adesione viene decisa dal Consiglio il quale si pronuncia all'unanimità previa consultazione della Commissione e approvazione a maggioranza qualificata del Parlamento europeo, ed è formalmente ratificata da tutti gli Stati membri e dal paese candidato, in base alle rispettive norme costituzionali.

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AQUIS COMUNITARIO
Termine francese che indica il patrimonio giuridico 'acquisito' dall'Unione Europea, e dalle istituzioni che l'hanno preceduta. Esso è in costante evoluzione ed è costituito:
• dai principi, dagli obiettivi politici e dal dispositivo dei trattati;
• dalla legislazione adottata in applicazione dei trattati;
• dalla giurisprudenza della Corte di giustizia;
• dalle dichiarazioni e dalle risoluzioni adottate nell'ambito dell'Unione;
• dagli atti che rientrano nella politica estera e di sicurezza comune ;
• dagli atti che rientrano nel contesto della giustizia e degli affari interni;
• dagli accordi internazionali conclusi dalla Comunità e da quelli conclusi dagli Stati membri tra essi nei settori di competenza dell'Unione.
L'Aquis comunitario rappresenta la base giuridica e politica comune dell'Unione Europea, vincola ed unisce tutti i paesi membri, salvo parziali e minime eccezioni, e deve essere accettato dai paesi candidati per aderire all'Unione Europea.

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BANCA CENTRALE EUROPEA
La Banca Centrale Europea è stata istituita nel 1998, secondo quando stabilito dal Trattato di Mastricht, ed ha sede a Francoforte, ed ha il compito di attuare la politica monetaria nella zona euro. Con il Trattato di Lisbona è stata riconosciuta come una delle istituzioni dell'Unione Europea. È dotata di personalità giuridica ed agisce in completa autonomia. Il suo compito principale è mantenere la stabilità dei prezzi nella zona euro e quindi di conservare il potere d'acquisto dell'euro. La BCE guida il Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC) costituito dalla stessa BCE e dalle Banche Centrali degli stati che hanno adottato l'euro come moneta unica, ed ha il compito di definire la politica monetaria dell'Unione Monetaria.
Alla BCE spetta il compito di assicurare che i compiti e gli obiettivi del SEBC siano attuati o direttamente o tramite le Banche centrali nazionali. In particolare alla Bce spetta definire la massa monetaria circolante, i tassi d'interesse, e assicurare il corretto funzionamento del sistema dei pagamenti, e detiene, insieme alle banche centrali nazionali le riserve auree dei paesi aderenti all'Unione Monetaria. La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote in euro.

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BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI
La Banca europea per gli investimenti (BEI) è stata istituita dal trattato di Roma, ed ha sede in Lussemburgo, è l'istituzione finanziaria dell'Unione europea. La Bei ha una propria personalità giuridica e gode di autonomia finanziaria. È guidata da un consiglio dei governatori costituito dai ministri delle finanze dei paesi membri dell'Unione Europea, che sono i suoi azionisti. Essa ha il compito di contribuire alla coesione economica, sociale e territoriale attraverso lo sviluppo equilibrato del territorio comunitario, finanziando a lungo termine progetti concreti di cui sia garantita l'attuabilità sotto il profilo economico, tecnico, finanziario e della tutela ambientale. Al di fuori dell'Unione la BEI sostiene i progetti di cooperazione finanziaria dell'UE con particolare riguardo ai progetti di sviluppo dei paesi candidati all'adesione e dei paesi in via di sviluppo legati all'UE da specifici accordi.

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CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DEI DIRITTI DELL'UNIONE EUROPEA
La Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea è stata adottata dal Consiglio europeo di Nizza il 7 dicembre 2000 e ha ricevuto valore giuridico vincolante per tutti gli Stati membri, con lo stesso rango dei Trattati, nel 2009 con l'adozione del Trattato di Lisbona. Regno Unito, Polonia e Repubblica Ceca hanno negoziato apposite clausole di esclusione nell'applicazione della Carta nei rispettivi ordinamenti nazionali.
La Carta riunisce in un unico testo i diritti riconosciuti dai trattati comunitari, dalle convenzioni internazionali, dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri, e dalle dichiarazioni del Parlamento europeo. Essa stabilisce i principi etici e i diritti dei cittadini e dei residenti europei. A differenza della Convenzione europea dei diritti umani (CEDU), che si limita alla tutela dei diritti civili e politici, la Carta, pur limitando esplicitamente la sua attuabilità ai soli ambiti di competenza affidate dai trattati all'UE e all'attuazione del diritto comunitario da parte degli Stati membri, estende la sua tutela anche ai diritti sociali dei lavoratori, alla protezione della privacy, alla bioetica e al diritto a una buona amministrazione.

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CITTADINANZA EUROPEA
Il Trattato di Maastricht ha istituito nel 1992 la cittadinanza dell'Unione Europea, di cui godono automaticamente tutti i cittadini di uno Stato membro dell'UE, che non sostituisce, ma integra e affianca quella nazionale che ne costituisce il presupposto. I contenuti della Cittadinanza europea possono essere ampliati all'unanimità dal Consiglio dell'Unione previo parere positivo del Parlamento.
Ogni cittadino dell'Unione gode, in tutti gli Stati membri e a prescindere dal suo Stato di origine o residenza del diritto:
• circolare e soggiornare su tutto il territorio dell'Unione;
• votare ed essere eletto alle elezioni municipali e del Parlamento europeo nello Stato di residenza;
• ricevere al di fuori dell'Unione la protezione diplomatica e consolare delle autorità di ogni Stato membro, se lo Stato di cui l'individuo è cittadino non è rappresentato;
• presentare una petizione al Parlamento europeo e ricorrere al mediatore europeo;
• rivolgersi alle istituzioni europee in una delle lingue ufficiali e ricevere una risposta nella stessa lingua;
• non essere discriminato per motivi riguardanti nazionalità, genere, razza, religione, disabilità, età o orientamento sessuale;
• invitare la Commissione a presentare una proposta legislativa (iniziativa dei cittadini);
• accedere ai documenti di istituzioni, organismi, uffici e agenzie europei, in presenza di determinate condizioni

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COMITATO DELLE REGIONI
Istituito dal Trattato di Maastricht ed operativo dal 1994 il Comitato delle Regioni è un organismo consultivo incaricato di rappresentare le istanze delle collettività locali territoriali nel processo decisionale dell'Unione. I suoi membri sono nominati all'unanimità dal Consiglio dell'Unione su indicazione degli Stati membri e sono attualmente 353.
A questo scopo il Comitato emette dei pareri su richiesta delle altre istituzioni europee, o autonomamente.
La Commissione, il Consiglio e il Parlamento devono consultare il Comitato delle Regioni prima che l'UE prenda decisioni su temi di particolare rilevanza per le comunità locali e regionali come la coesione economica e sociale, l'occupazione, la politica sociale, le reti transeuropee di trasporto, l'energia e le telecomunicazioni, l'istruzione e la gioventù, la formazione professionale, la cultura, l'ambiente, la sanità pubblica e i trasporti.
Con il Trattato di Lisbona i poteri del Comitato sono stati ampliati. In particolare è stato introdotto l'obbligo per la Commissione di consultare il comitato già nella fase iniziale di elaborazione di una direttiva, ed è stato riconosciuto il diritto del Comitato a presentare ricorso dinanzi alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea.

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COMITATO ECONOMICO E SOCIALE
È il più antico dei comitati consultivi europei, presente già nella CECA e nella CEE. Esso rappresenta le componenti economiche e sociali della cosiddetta 'società civile organizzata' (sindacati dei lavoratori e degli imprenditori, organizzazioni professionali, associazioni dei consumatori, comunità scientifiche e pedagogiche, associazioni di cittadini) ed è composto da un massimo di 350 rappresentanti. È nominato all'unanimità dal Consiglio dell'Unione su proposta degli Stati membri.
Può essere consultato da Consiglio e dalla Commissione in materia di occupazione, di politica sociale per gli atti relativi al mercato interno, all'educazione, alla tutela dei consumatori, alla protezione dell'ambiente, e allo sviluppo regionale e dal Parlamento ogni qualvolta lo ritenga opportuno.
Il suo parere è obbligatorio ma non vincolante per la Commissione per quanto riguarda le direttive in materia di occupazione, politica sociale, salute pubblica e pari opportunità.

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COMMISSIONE EUROPEA
La Commissione Europea è la 'custode dei trattati'dell'Unione Europea, essa è costitutita da tanti membri quanti sono sono gli Stati aderenti all'Ue, e rappresenta e tutela l'interesse generale dell'Unione in piena autonomia dagli Stati, ed è quindi considerata il 'motore dell'integrazione europea'.
La commissione dura in carica cinque anni e i suoi membri vengono scelti attraverso una proceduta complessa cui partecipano sia il Consiglio dell'Unione, che indica i nomi del presidente e dei commissari a maggioranza qualificata e tenendo conto dei risultati delle elezioni europee, sia il Parlamento che ratifica le nomine o le respinge.
Il compito principale della Commissione è la gestione amministrativa e politica delle norme comunitarie, dei programmi e delle deliberazioni assunte dal Consiglio e dal Parlamento e ne coordina l'applicazione e il controllo.
La Commissione gode di un diritto d'iniziativa quasi esclusivo per quanto riguarda le tematiche in cui si applica il metodo comunitario come la politica agricola comune, l'unione doganale, il mercato interno, l'euro. Il trattato di Lisbona ha 'comunitarizzato' le questioni relative alla giustizia e agli affari interni e attribuisce alla Commissione un diritto d'iniziativa in questi settori che essa condivide con gli Stati membri.

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COMUNITÀ ECONOMICA EUROPEA
La Comunità Economica Europea (CEE) fu istituita con il Trattato di Roma del 1957 e nasce dalla volontà dei sei Paesi fondatori, Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, di realizzare, nel tempo, una totale integrazione economica, fondata sull'eliminazione degli ostacoli agli scambi commerciali e sull'armonizzazione delle legislazioni interne. La CEE era stata preceduta nel 1951 dalla Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, istitutita dal Trattato di Parigi con il quale i sei paesi fondatori conferivano a istituzioni comuni tutti i poteri in materia di carbone e acciaio, materie prime fondamentali nel dopoguerra, sottraendole così alle autorità nazionali dei paesi firmatari. Nel 1954 fu la volta di istituire la Comunità Europea di Difesa (CED), probabilmente il tentativo più avanzato di integrazione federale degli Stati Europei nel XX secolo. La CED fallì a seguito della mancata ratifica francese. E nel 1957 si giunse così, fallita la via dell'integrazione politica all'istituzione della CEE, che sancì la scelta per la via economica all'integrazione europea. Nel 1967, a seguito dell'entrata in vigore del Trattato di fusione siglato a Bruxelles nel 1965, le strutture organizzative delle tre comunità europee esistenti (Ceca, Cee ed Euratom) furono unificate. Nel 1993, con l'entrata in vigore del Trattato di Maastricht, le Comunità europee sono confluite nell'Unione Europea.

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CONSIGLIO D'EUROPA
Nato nel 1949 in seguito al Trattato di Londra, il Consiglio d'Europa è la più antica istituzione europea, ed è stata a lungo l'unica istituzione che riunisse paesi sia dell'Europa occidentale sia di quella orientale. Ha sede a Strasburgo e si occupa della tutela dei diritti umani e del rispetto dei principi democratici, così come stabiliti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Attualmente, gli Stati membri sono 47, di fatto tutti gli Stati europei ad eccezione della Città del Vaticano e della Bielorussia.
La struttura del Consiglio d'Europa comprende tre organi istituzionali: il Comitato dei Ministri, formato dai Ministri degli Affari Esteri degli Stati membri, che è l'organo dotato di maggiori poteri; l'Assemblea consultiva, formata dai rappresentanti dei Parlamenti degli Stati membri, che esprime voti e raccomandazioni al Comitato dei Ministri; il Segretariato, con a capo un Segretario Generale.
Il Consiglio d'Europa non va confuso con il Consiglio europeo né con il Consiglio dell'Unione Europea che sono invece istituzioni dell'Ue.

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CONSIGLIO DELL'UNIONE EUROPEA
Il Consiglio dell'Unione europea è l'istanza decisionale principale dell'Unione europea. Esso riunisce i ministri degli Stati membri e costituisce quindi l'istituzione di rappresentanza degli Stati membri. La sede del Consiglio è a Bruxelles, ma le riunioni possono aver luogo anche a Lussemburgo. La presidenza del Consiglio è esercitata da gruppi di tre Stati membri per un periodo di 18 mesi. Ciascun Stato membro assicura per 6 mesi la presidenza di tutti i consigli, quello degli affari esteri, presieduta dall'alto rappresentante dell'Unione per la politica estera e la sicurezza comune.
Esso detiene il potere esecutivo che delega generalmente alla Commissione.
Nella maggioranza dei casi, il Consiglio decide su proposta della Commissione europea, in codecisione con il Parlamento europeo. In funzione dei settori da esaminare, esso delibera a maggioranza semplice, a maggioranza qualificata o all'unanimità, anche se la maggioranza qualificata è più ampiamente utilizzata. Continuano ad essere decise all'unanimità le questioni che più da vicino toccano la sovranità nazionale degli Stati membri, in particolare la fiscalità, la sicurezza sociale o la protezione sociale, l'adesione di nuovi Stati all'Unione europea, la politica estera e di difesa comune e la cooperazione operativa di polizia fra gli Stati membri.
Le decisioni del Consiglio sono preparate dal Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri (Coreper), che è assistito da gruppi di lavoro composti da funzionari delle amministrazioni nazionali.
Il Consiglio esercita anche , in collaborazione con il Parlamento europeo, le funzioni legislative e di bilancio ed è l'istituzione principale con poteri decisionali in materia di politica estera e di sicurezza comune (PESC), oltre che di cooperazione delle politiche economiche.

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CONSIGLIO EUROPEO
Il Consiglio Europeo è costituito dai capi di Stato o di governo degli Stati membri dell'UE e dal presidente della Commissione europea. Esso di riunisce a Bruxelles almeno quattro volte l'anno, ed elegge il proprio presidente permanente per una durata di due anni e mezzo.
Le decisioni vengono prese per consenso in seguito a negoziati tra gli Stati membri prima che abbia luogo la riunione Esso non esercita una funzione legislativa né una vera e propria funzione esecutiva ma ha il compito di stabilire gli orientamenti politici generali e di favorire lo sviluppo ulteriore dell'Unione europea.

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CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO
La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) è un trattato internazionale promosso dal Consiglio d'Europa e stipulato nel 1950 a Parigi da tutti i suoi Stati membri. Essa ha dato vita ad un vasto sistema di protezione dei diritti dell'uomo ed è stata successivamente integrata da una serie di protocolli aggiuntivi o modificativi.
La convenzione è divisa in due parti: nella prima parte (artt. 1-18) sono enunciati i diritti fondamentali che ogni Stato contraente si impegna ad assicurare a "tutte le persone sottoposte alla sua giurisdizione". La seconda parte è invece di carattere procedurale.
Dell'applicazione della CEDU è incaricata la Corte europea dei Diritti dell'Uomo con sede a Strasburgo, da non confondere con la corte di Giustizia dell'Unione Europea. Ad essa possono appellarsi sia gli Stati membri che singoli individui.
La sorveglianza sulle esecuzioni delle decisioni assunte della Corte spetta al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa.

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COOPERAZIONE GIUDIZIARIA E DI POLIZIA
La cooperazione di polizia e giudiziaria sia in ambito penale che civile era stata individuata dal Trattato di Mastricht come il 'terzo pilastro' su cui si basava l'architettura istituzionale dell'Unione Europea, ed aveva come obiettivo la creazione di uno 'spazio di giustizia' comune all'intera unione.
In ambito civile essa si proponeva una più stretta collaborazione tra le autorità degli Stati membri per eliminare tutti gli ostacoli derivanti dalle incompatibilità tra i diversi sistemi giudiziari e amministrativi.
In ambito penale esso si prefiggeva di garantire un livello di protezione elevato dei cittadini dell'Unione europea attraverso la prevenzione e la lotta contro il crimine, il razzismo e la xenofobia.
La cooperazione in materia penale si attua in particolare attraverso delle specifiche agenzie create dall'Unione europea: Eurojust, Europol e la Rete giudiziaria europea.
Il Trattato di Lisbona ha eliminato il 'terzo pilastro' assorbendolo nel primo, dedicato al funzionamento dell'Unione e 'comunitarizzandone' le procedure decisionali.

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COOPERAZIONE RAFFORZATA
Con il termine cooperazione rafforzata si intende la possibilità per un gruppo di Stati di approfondire la propria collaborazione in assenza di un consenso da parte dell'insieme degli Stati membri dell'Unione.
La procedura di cooperazione rafforzata è stata istituzionalizzata con il Trattato di Amsterdam nel 1997. Per essere attivata deve richiedere comunque il consenso di almeno 9 Stati membri e deve comunque essere adottata come ultima istanza, cioè solo dopo la constatazione da parte del Consiglio che gli obiettivi proposti non possono essere raggiunti entro un termine ragionevole da tutti gli Stati membri. Con il Trattato di Nizza è stata eliminata la possibilità, prevista inizialmente, per uno Stato di porre il veto sull'avvio di una cooperazione rafforzata.
Essa tuttavia deve sottostare comunque a vincoli piuttosto stringenti:
• promuovere gli obiettivi dell'Unione e proteggere i suoi interessi;
• mantenere il contesto istituzionale unico dell'Unione;
• rispettare i principi dei trattati;
• perseguire obiettivi che non è possibile realizzare utilizzando le procedure comunitarie;
• non pregiudicare le competenze, i diritti, gli obblighi e gli interessi degli Stati membri non partecipanti;
• essere aperta agli Stati membri non partecipanti, qualora questi ultimi intendano aderirvi;
• non riguardare settori di competenza esclusiva dell'Unione;
• non interferire con le politiche, le azioni e i programmi comunitari;
• non riguardare la cittadinanza dell'Unione, né creare discriminazione tra i cittadini degli Stati membri;
• rimanere entro i limiti delle competenze comunitarie;
• non pregiudicare le condizioni di concorrenza e gli scambi tra gli Stati membri.

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CORTE DEI CONTI EUROPEA
Istituita nel 1975, la Corte dei conti europea è stata istituita nel 1975 e riconosciuta da Trattato di Maastricht come istituzione dell'Unione Europea. Ha sede a Lussemburgo.
È composta da un membro per ogni stato dell'Unione, nominato per un mandato di sei anni con decisione unanime degli Stati membri previa consultazione del Parlamento europeo. La Corte dei conti europea verifica le finanze dell'UE, ma non ha poteri giuridici propri.
Il suo ruolo è quello di migliorare la gestione finanziaria dell'UE e di riferire in merito all'uso dei fondi pubblici.
La Corte dei conti ha il diritto di sottoporre a controllo (audit) qualsiasi persona od organizzazione che gestisca i fondi comunitari. La Corte effettua spesso controlli sul posto. I risultati sono resi noti in relazioni scritte sottoposte all'attenzione della Commissione e dei governi degli Stati membri.
La Corte è presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione annuale sul bilancio della Commissione dell'anno precedente, il cosiddetto "discarico annuale", sulla base del quale Il Parlamento può decidere se approvare o meno il bilancio della Commissione.
La Corte esprime anche dei pareri sulla legislazione finanziaria dell'UE e sulle norme in materia di lotta antifrode.

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CORTE DI GIUSTIZIA DELL'UNIONE EUROPEA
La necessità di un organo giurisdizionale super partes si manifestò sin dall'inizio dell'esperienza comunitaria e quindi già nel Trattato istitutivo della CECA nel 1951 fu prevista la realizzazione di una Corte di Giustizia in grado di dirimere le controversie tra gli Stati e tra questi ultimi e le istituzioni comunitarie sulla corretta interpretazione dei trattati e delle norme comunitarie.
La Corte di Giustizia non va confusa con la Corte europea dei Diritti dell'Uomo che è invece un organo del Consiglio d'Europa.
Essa ha sede a Lussemburgo ed è composta da tanti giudici quanti sono gli Stati membri, assistiti da un numero di avvocati generali che può variare da otto a undici. Giudici e avvocati sono scelti di comune accordo dagli Stati e dal Consiglio tra personalità giuridiche di altissimo livello.
Il loro mandato dura sei anni ed è rinnovabile, ogni tre anni si procede ad un rinnovo parziale della Corte. Il presidente è scelto dai giudici al loro interno per un periodo di tre anni, anch'esso rinnovabile.
La Corte può riunirsi in sezioni (da tre a cinque giudici), in grande sezione (tredici giudici) o in seduta plenaria.
Gli avvocati generali assistono la Corte. Essi hanno il compito di presentare, con assoluta imparzialità e in piena indipendenza, un parere giuridico, denominato «conclusioni», nelle cause di cui sono investiti.
La Corte assolve due funzioni principali:
• verificare la compatibilità degli atti delle istituzioni europee e dei governi con i trattati;
• pronunciarsi, su richiesta di un giudice nazionale, sull'interpretazione o la validità delle disposizioni del diritto comunitario.

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CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO
La Corte europea dei diritti dell'uomo, con sede a Strasburgo, è un tribunale internazionale istituito nel 1959 dal Consiglio d'Europa nell'ambito della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali CEDUper assicurarne il rispetto. Non va quindi confusa né con la Corte di Giustizia dell'Unione europea che è un'istituzione comunitaria né con la Corte Internazionale di Giustizia, con sede all'Aja, che è un organo delle Nazioni Unite.
La Corte è formata da tanti giudici quanti sono gli Stati firmatari Convenzione europea dei diritti dell'uomo, eletti dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa su proposta dei singoli Stati, per un mandato di nove anni. I giudici eleggono tra loro un Presidente e due Vicepresidenti, con mandato triennale e rieleggibili.
Possono ricorrere alla Corte tanto i singoli che gli Stati.
La Corte si divide in cinque sezioni, sulla base dell'equilibrio geografico e tra sistemi giuridici (paesi di common law e di diritto romano). All'interno di ogni sezione sono operativi dei comitati formati da tre giudici, che hanno il compito di esaminare in via preliminare le questioni sottoposte alla Corte. I ricorsi da parte dei singoli sono sottoposti ad un vaglio precedente di ammissibilità da parte di un 'giudice unico'.
In via ordinaria sono chiamate a pronunciarsi sui casi sottoposti alla Corte le "Camere" composte da sette giudici ognuna. In presenza di casi complessi si pronuncia invece la "Grande camera", formata formata dal presidente della Corte, dai vicepresidenti e da altri quattordici giudici per un totale di diciassette membri. La "Grande Camera" si pronuncia anche sugli eventuali appelli presentati contro le decisioni delle "Camere".
La Corte è competente per quanto la violazione da parte degli Stati che ne riconoscono la giurisdizione della CEDU o dei suoi protocolli addizionali. Essa svolge tuttavia una funzione sussidiaria rispetto alle giurisdizioni nazionali, in quanto è possibile adirvi solo una volta esauriti tutte le possibilità di ricorso interne ai singoli Stati.
La Corte inoltre può emettere, su richiesta del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, dei pareri consultivi sulla corretta interpretazione della CEDU e sulla sua applicazione.

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DECISIONE
La Decisione è insieme alla Direttiva e al Regolamento una delle fonti derivate del Diritto dell'Unione Europea. Essa è un atto vincolante delle istituzioni comunitarie, obbligatorio in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati. La decisione corrisponde, in sostanza, all'atto amministrativo dei sistemi giuridici nazionali e rappresenta lo strumento utilizzato dalle istituzioni quando si vuole applicare il diritto comunitario a fattispecie concrete.
Può indirizzarsi sia agli Stati membri, sia a persone fisiche o giuridiche ed ha efficacia immediata e diretta nell'ordinamento dei singoli Stati senza bisogno di ulteriore recepimento da parte della legislazione nazionale.

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DIRETTIVA
La direttiva è come il regolamento e la decisione una delle fonti derivate del Diritto Europeo.
Essa viene impiegata principalmente per armonizzare le legislazioni nazionali ed è caratterizzata dal suo carattere generale, che la distingue dalla decisione, e dalla sua flessibilità. La direttiva infatti fissa in maniera obbligatoria e vincolante l'obiettivo finale atteso ma lascia liberi gli Stati nello scegliere i modi e i mezzi per raggiungerlo. Quindi, a differenza dei regolamenti che si applica direttamente nel diritto interno degli Stati membri, la direttiva per divenire efficace deve essere recepita dagli ordinamenti nazionali. Si tratta quindi un atto giuridico a due livelli, che comprende:
• la direttiva propriamente detta, adottata dalle istituzioni europee;
• le misure nazionali di applicazione, adottate dagli Stati membri.
Dal punto di vista procedurale la direttiva è un atto legislativo oggetto di una proposta della Commissione, che viene poi adottata dal Consiglio e dal Parlamento.
Contro il mancato o parziale recepimento di una direttiva la Commissione può adire la Corte di Giustizia.
La Corte ha stabilito inoltre che in caso di mancato recepimento entro i termini stabiliti di una direttiva essa possa avere un "effetto diretto verticale", che possa cioè essere invocata dai singoli cittadini contro gli Stati membri. La direttiva non può invece un "effetto diretto orizzontale" (i cittadini non la possono cioè invocare contro altri singoli cittadini).

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EURO
L'euro (EUR o €) è la valuta comune ufficiale dell'Unione europea nel suo insieme e quella unica attualmente adottata da 19 dei 28 stati membri dell'Unione aderenti all'Unione economica e monetaria dell'Unione europea (UEM), nota anche come Zona Euro, ossia Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna.
L'Euro è utilizzato anche in altri sei stati Europei, a seguito di accordi internazionali o a seguito dell'adozione unilaterale: Andorra, Città del Vaticano, il Principato di Monaco, San Marino, Montenegro e Kosovo.
Il trattato di Maastrich stabiliva l'introduzione dell'ECU (dall'acronimo inglese European Currency Unit, "Unità di conto europea"), sino a quel momento utilizzata nei trattati e che dal 1978 indicava la valuta scritturale di uso interbancario per tutta la CEE, come moneta unica per la UEM.
Il nome "euro" fu adottato dal Consiglio europeo di Madrid del 1995 e la nascita ufficiale della moneta unica europea avvenne il 2 maggio 1998, con un comunicato del Consiglio dei Ministri europei. Il debutto dell'euro come valuta scritturale risale al 1999, mentre la circolazione monetaria ha effettivamente avuto inizio il 1º gennaio 2002.
L'euro è amministrato dalla Banca centrale europea, e dal Sistema Europeo delle Banche Centrali.

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FEDERALISMO
Per federalismo si intende un ordinamento statuale nel quale il potere politico è ripartito tra uno Stato centrale federale e gli stati membri.
Nella storia dell'integrazione europea il federalismo rappresenta la corrente politica che ha interpretato il processo di integrazione come un progressivo superamento della sovranità nazionale assoluta a favore di un vero e proprio stato federale sovrannazionale.
Pur potendosi rintracciare dei precedenti nella storia europea, è solo nel periodo tra le due guerre mondiali e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale che si afferma l'idea che solo l'unificazione politica europea avrebbe potuto impedire il ripetersi dei sanguinosi conflitti di cui si ritenevano responsabili lo Stato nazionale e il nazionalismo.
Il testo fondante del federalismo politico europeo può essere considerato il Manifesto di Ventotene scritto in confino da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni.

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FUNZIONALISMO
Nell'ambito del processo di integrazione europea il funzionalismo è la corrente politica che ritiene che il processo di unificazione non possa avvenire direttamente sul campo politico con una cessione della sovranità dagli Stati nazionali al nuovo Stato sovrannazionale ma debba avvenire attraverso la cessione progressiva di ambiti di competenze e di funzioni alle istituzioni comunitarie individuate come portatrici dell'interesse generale comune.
Questa corrente che ebbe in Jean Monnet il suo principale interprete e nella Dichiarazione Schumann il suo manifesto ha costituito di fatto la base ispiratrice delle poltiche di integrazione della CEE prima e dell'UE poi.

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INIZIATIVA DEI CITTADINI EUROPEI (ECE)
Il trattato di Lisbona ha istituito il diritto d'iniziativa dei cittadini per incoraggiare la partecipazione dei cittadini europei alla vita democratica dell'Unione europea. L'Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) permette a un milione di cittadini di almeno un quarto degli Stati membri dell'UE di chiedere alla Commissione europea di proporre una normativa in uno dei settori di sua competenza. I promotori di un'ICE, sette cittadini residenti in almeno sette diversi stati dell'UE, hanno un anno di tempo per raccogliere le firme, che devono essere autenticate dalle autorità competenti di ciascuno Stato membro. La Commissione ha tre mesi per esaminare l'iniziativa e decidere come intervenire.

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LIBERA CIRCOLAZIONE
La libera circolazione delle persone, delle merci, dei capitali e dei servizi costituiscono le quattro libertà fondamentali garantite dall'ordinamento giuridico dell'Unione Europea. Inizialmente previste dal Trattato di Roma per la realizzazione del Mercato comune le quattro libertà di circolazione hanno progressivamente ampliato la loro funzione nella costruzione di uno "spazio comune di libertà, di giustizia e di sicurezza".
In particolare:
• la libera circolazione delle merci prevede la soppressione delle barriere doganali e il libero trasporto delle merci tra gli Stati membri;
• la libera circolazione delle persone ha abolito tutte le formalità doganali tra gli Stati membri a carico dei cittadini comunitari in transito e ha dato la possibilità ai lavoratori di svolgere la propria attività lavorativa su tutto il territorio dell'Unione Europea;
• la libera prestazione dei servizi consente di fornire liberamente prestazioni retribuite a prescindere dallo stato di residenza e di stabilimento tanto del fornitore che del fruitore delle prestazioni;
• la libera circolazione dei capitali ha consentito la liberalizzazione valutaria e l'integrazione nel settore dei servizi finanziari.

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MERCATO UNICO EUROPEO
Il Mercato Unico Europeo è lo spazio all'interno del quale persone, beni, capitali e servizi possono circolare liberamente tra gli Stati membri, senza controlli e dazi doganali.
Il progetto di un mercato comune europeo è alla base della nascita della Cee nel 1957. L'Atto unico europeo del 1986 ha previsto il passaggio dal Mercato comune al Mercato unico, divenuto operativo a partire dal 1 gennaio 1993.
A differenza del Mercato comune europeo, il mercato unico, o mercato interno comporta, oltre alle quattro libertà fondamentali di circolazione delle merci, dei servizi, delle persone e dei capitali, la coesione economica e l'attuazione di politiche comuni volte all'armonizzazione delle normative nazionali.

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METODO COMUNITARIO
Il Metodo comunitario indica uno dei procedimenti istituzionali in vigore nell'Unione Europea e basato sul principio dell'integrazione tra gli stati membri all'interno di un sistema giuridico comune e si applica nei campi in cui la competenza dell'Unione è preminente su quella degli Stati membri.
Il metodo comunitario è caratterizzato dai seguenti elementi:
• monopolio del diritto d'iniziativa della Commissione;
• ricorso generalizzato al voto a maggioranza qualificata in sede di Consiglio;
• ruolo attivo del Parlamento europeo;
• uniformità di interpretazione del diritto comunitario a cura della Corte di giustizia.

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METODO INTERGOVERNATIVO
Il Metodo intergovernativa si applica in tutti i campi, e in particolare nella Politica Estera e di Sicurezza Comune, in cui non è preminente la competenza dell'Unione e quindi è possibile realizzare una politica comune solo attraverso la cooperazione tra i governi degli Stati membri.
Gli elementi caratterizzanti del metodo intergovernativo sono i seguenti:
• diritto di iniziativa della Commissione limitato a determinati aspetti specifici, e condiviso con gli Stati membri;
• ricorso generalizzato all'unanimità in sede di Consiglio;
• ruolo consultivo del Parlamento europeo;
• ruolo limitato della Corte di giustizia.

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ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE E LO SVILUPPO ECONOMICO
L' Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) nasce nel 1960 come erede dell'Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea (OECE), sorta nel 1948 per coordinare gli aiuti americani ai paesi europei, e favorire la ricostruzione economica post-bellica.
Nel 1960 l'OCSE venne istituita come organizzazione ombrello per riunire gli Stati ad economia avanzata caratterizzati da un'economia di mercato di tipo capitalista e da un sistema politico liberaldemocratico.
L'OCSE, con sede a Parigi, riunisce attualmente 34 paesi, oltre ai 20 paesi fondatori, che appartenevano già all'OECE, Australia, Austria, Belgio, Canada, Cile, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Israele, Italia, Lussemburgo, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica di Corea, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Turchia e Ungheria.
La convenzione istitutiva dell'OCSE attribuisce espressamente alla Commissione europea il diritto a partecipare ai lavori dell'Organizzazione, godendo di tutte le prerogative dei membri, ad eccezione del diritto di voto. Il commissario per gli Affari economici e monetari prende parte alla sessione economica degli incontri ministeriali dell'OCSE.
La struttura istituzionale dell'OCSE prevede:
• un consiglio composto da un rappresentante per ogni paese;
• tre Standing Committees: il Comitato Esecutivo, il Comitato Bilancio e il Comitato Relazioni Esterni;
• comitati e i gruppi di lavoro specializzati;
• le delegazioni permanenti dei paesi membri;
• il segretariato internazionale, a disposizione dei comitati e degli altri organi.
Il compito principale dell´OCSE consiste nell'agevolare il raggiungimento dei più alti livelli di crescita nelle economie dei paesi membri, l´espansione dell´occupazione e il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e mantenere la stabilità finanziaria, con l'obiettivo di contribuire alla crescita del commerci e dell'economia mondiali.

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Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO)
È un'organizzazione istituita con il Trattato di Washington del 4 aprile 1949, che comporta la mutua difesa obbligatoria dalle aggressioni esterne e la risoluzione diplomatica delle controversie tra gli Stati membri.
Di essa fanno attualmente parte 28 stati: Albania, Belgio, Bulgaria, Canada, Croazia, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Gran Bretagna, Grecia, Islanda, Italia, , Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Turchia, Ungheria e Stati Uniti.
Organo supremo è il Consiglio Atlantico che riunisce i rappresentanti degli Stati membri ed ha sede a Bruxelles; a questo si affiancano altri organismi militari.
Creata per contrastare il pericolo militare sovietico, la NATO ha profondamente modificato il proprio ruolo in seguito alla dissoluzione del blocco comunista, ripensando la sua funzione come organizzazione per il mantenimento della pace a livello internazionale.
La parziale sovrapposizione tra l'appartenenza alla Nato e all'Unione Europea
L'Unione europea e la NATO presentano una significativa sovrapposizione condividendo ben 21 membri comune e condividendo significativi obiettivi strategici. Le organizzazioni svolgono un ruolo complementare nella tutela della pace e della sicurezza internazionale, nel quadro delle Nazioni unite.
La collaborazione tra Nato e UE è stata formalizzata nel marzo 2003 con gli Accordi "Berlin Plus" che consentono all'Unione europea di accedere di utilizzarne i mezzi e le forze NATO per realizzare missioni di gestione delle crisi.

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ORGANIZZAZIONE PER LA SICUREZZA E LA COOPERAZIONE IN EUROPA
L'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) è nata negli anni '70 come Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa per favorire la distensione e la collaborazione tra i paesi dell'Europa Occidentale e Orientale.
La fine della guerra fredda ha esaltato la funzione di 'forum' per la pace e la cooperazione della Conferenza. Il vertice di Budapest del 1994 ne decise la trasformazione in OCSE istituzionalizzandone la struttura.
Attualmente l'OCSE conta 57 Stati membri – tutti gli stati europei, alcune repubbliche ex-sovietiche dell'Asia, gli StatiUniti e il Canada, ed è quindi la più grande organizzazione regionale di sicurezza.
Nonostante l'Unione europea non sia rappresentata come tale nell'OSCE, gli Stati membri concordano la propria linea di condotta nell'ambito della PESC.
La struttura dell'OCSE si articola su:
• un'Assemblea parlamentare composta da 317 membri;
• un Consiglio dei Ministri degli Esteri;
• un Segretariato, con sede a Vienna.
Scopo attuale dell'organizzazione è promuovere i valori comuni delle società civili, prevenire i conflitti locali, ripristinare la stabilità e portare la pace nelle zone di guerra, evitando la creazione di nuove divisioni e promuovendo la cooperazione in materia di sicurezza, così come sancito nell'Atto finale di Helsinki e nella Carta di Parigi.

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PARLAMENTO
Il Parlamento europeo (PE) riunisce i rappresentanti dei cittadini dell'Unione europea. I rappresentanti sono eletti a suffragio universale diretto dal 1979. Il numero di seggi del Parlamento europeo è 751. Nessuno Stato membro può avere meno di sei e più di novantasei seggi. Il PE incarna il principio democratico nell'ordinamento dell'Unione.
Le funzioni principali del Parlamento europeo sono le seguenti:
• condivide il potere legislativo con il Consiglio, sulla maggior parte delle materie, attraverso la procedura legislativa ordinaria;
• vota il bilancio annuale dell'Unione;
• esercita il controllo politico sulle istituzioni europee, in particolare sulla Commissione.
Il trattato di Lisbona ha ulteriormente rafforzato il ruolo del Parlamento europeo ponendolo su un piano di sostanziale parità con il Consiglio europeo in particolare estendendo la procedura legislativa ordinaria a quaranta nuovi settori, tra cui: agricoltura, sicurezza energetica e conferendo
al Parlamento europeo il diritto di proporre modifiche ai trattati.

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PILASTRI DELL'UNIONE
Il trattato di Maastricht (1992) aveva introdotto una nuova struttura istituzionale fondata su tre «pilastri»:
• Le disposizioni e le politiche comuni, la cittadinanza della Ue e l'unione economica e monetaria, il cui ambito corrispondeva alle funzioni delle tre comunità (CEE, CECA, EURATOM) confluite nell'UE (primo pilastro);
• la politica estera e di sicurezza comune (secondo pilastro);
• la cooperazione e giudiziaria e di polizia in materia penale (terzo pilastro).
I tre pilastri funzionavano secondo procedure decisionali diverse: procedura comunitaria per il primo pilastro e procedura intergovernativa per gli altri due.
Il trattato di Lisbona ha abolito la divisione tra i tre pilastri, tuttavia, la politica estera e di sicurezza comune continua ad essere di sostanziale competenza intergovernatia e, anche se le questioni relative alla giustizia e agli affari interni sono «comunitarizzate», le più rilevanti di esse continuano ad essere sottoposte a procedure particolari in cui gli Stati membri conservano poteri importanti.

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POLITICA AGRICOLA COMUNE
La Politica Agricola Comune (PAC) rappresenta il principale campo di azione dell'Unione Europea e assorbe da sola circa il 45% del bilancio comunitario.
Istituita nel 1958 con la conferenza di Stresa ed operativa dal 1960 la PAC è considerata una delle finalità generali della CEE prima e dell'UE ed ha l'obiettivo di razionalizzare e incrementare la produzione agricola per garantire l'autosufficienza alimentare della Comunità, prezzi ragionevoli per i prodotti alimentari ai consumatori europei e una remunerazione equa per gli agricoltori.
La PAC si prefigge quindi la creazione di un mercato unico agro-alimentare attraverso l'armonizzazione e l'organizzazione comune dei mercati agricoli nazionali, l'unicità dei prezzi, la solidarietà finanziaria, la preferenza comunitaria, cioè della preferenza per i beni prodotti all'interno dell'Unione rispetto a quelli internazionali, grazie a un massiccio finanziamento della produzione agricola da parte dell'Unione.
La PAC ha garantito il raggiungimento dell'autosufficienza alimentare, ma il suo elevato costo, le eccedenze sempre più difficili da smaltire e l'incongruenza di tale politica rispetto sia alla liberalizzazione dei mercati mondiali sia rispetto alle politiche di sostegno dell'Unione dei paesi in via di sviluppo, prevalentemente agricoli e di cui l'UE potrebbe rappresentare un mercato di elezione, hanno portato nel corso degli ultimi decenni a un profondo ripensamento della PAC.
In particolare il centro delle politiche agricole dell'Unione sta progressivamente spostando l'accento dalla produzione agro-alimentare al sostegno diretto ai redditi degli agricoltori, allo sviluppo rurale, alla salvaguardia e manutenzione del territorio, e all'agricoltura di qualità e a basso impatto, così da rendere sempre più coerente la PAC con la più ampia politica ambientale dell'UE.

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POLITICA ESTERA E DI SICUREZZA COMUNE
La Politica Estera e di Sicurezza Comune (PESC) è stata istituita con il Trattato di Maastricht, come secondo pilastro dell'UE.
La PESC si propone i seguenti obiettivi:
• la salvaguardia dei valori comuni, degli interessi fondamentali, dell'indipendenza e dell'integrità dell'Unione;
• il rafforzamento con ogni misura possibile dell'Unione e dei suoi Stati membri;
• il mantenimento della pace ed il rafforzamento della sicurezza internazionale, conformemente alla Carta delle Nazioni Unite;
• la promozione della cooperazione internazionale;
• il consolidamento della democrazia e dello Stato di diritto, il rispetto dei diritti dell'uomo e lo sviluppo delle libertà fondamentali.
Uno degli elementi fondamentali della PESC è la Politica di Sicurezza e di Difesa Comune che si prefigge una sempre maggiore integrazione delle politiche di difesa degli Stati membri, e lo sviluppo di una sempre maggiore cooperazione e integrazione sia nella gestione delle situazioni di crisi sia nella pianificazione delle politiche di difesa, anche a livello industriale.
Il Trattato di Lisbona, pur conservando il carattere intergovernativo della PESC, ne ha rafforzato l'efficacia in particolare ampliando i poteri e gli strumenti dell'Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (in particolare grazie all'istituzione del servizio europeo per l'azione esterna) cui è affidato il compito di attuare le politiche decise dal Consiglio.

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Politiche di Vicinato e di Partenariato
Una parte significativa dell'azione esterna dell'Unione Europea è rappresentata dalle Politiche di Vicinato e di Partenariato, con cui l'Unione si prefigge di migliorare i livelli economici, di benessere della popolazione e di tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali e di consolidamento della democrazia e dello Stato di Diritto nei paesi terzi.
È possibile distinguere tre diversi tipi di politiche di vicinato e di Partenariato a seconda degli Stati destinatari:
• Stati candidati o che hanno comunque attivato o intendano attivare la procedura di candidatura
• Stati confinanti con l'UE o comunque in aree confinanti (Mediterraneo, Europa Orientale, Caucaso) che non intendono aderire all'UE.
• Stati in via di sviluppo
Il partenariato all'adesione costituisce lo strumento principale della prima politica esso ha come obiettivo di consentire ai paesi candidati di raggiungere i criteri economici, politici e giuridici necessari per l'adesione e in particolare l'acquisizione da parte dello Stato candidato dell'aquis comunitario.
Le strategie di partenariato sono messe a punto congiuntamente dallo Stato candidato e dalla commissione.
La politica europea di vicinato (PEV) è rivolta ai paesi dell'Europa dell'Est del Mediterraneo e del Caucaso che non intendono aderire all'Ue. Le relazioni con la Russia sono regolato da uno specifico Accordo per il partenariato e la cooperazione stipulato nel 1994.
La PEV viene attuata prevalentemente tramite accordi bilaterali, i paesi 'vicini' godono del supporto dello "Strumento europeo di vicinato e partenariato" (ENPI), che offre finanziamenti e assistenza finanziaria e tecnica nell'ambito di specifici programmi di cooperazione.
Infine l'UE, e prima di essa la CEE ha portato avanti, sin dalla sua fondazione, una specifica politica di sostegno per i paesi in via di sviluppo con particolare riguardo ai paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP).
Tale politica ha i suoi principali strumenti di attuazione sia nella realizzazione di specifici accordi commerciali sia nel finanziamento diretto di programmi per lo sviluppo di cui l'UE è il principale contributore a livello mondiale.

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Recesso/secessione
Il Trattato di Lisbona ha introdotto per la prima volta il diritto alla secessione dall'Unione di uno Stato membro.
L'art. 50 prevede infatti un meccanismo di recesso unilaterale e volontario che consente a qualunque Stato membro di abbandonare l'UE.
L'accordo volto a regolare le modalità di recessione è stipulato per l'UE dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.
Qualora uno Stato decida di rientrare nell'UE dovrà seguire la normale procedura di adesione.
Esiste inoltre la possibilità, prevista dal Trattato di Amsterdam, per il Consiglio di sospendere, per grave e persistente violazione dei principi su cui si fonda l'Unione, uno Stato membro dall'esercizio di determinati diritti.

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REGOLAMENTO
Il Regolamento è insieme alla Direttiva e alla Decisione una delle tre fonti di diritto derivato dell'Unione. Un regolamento è un atto legislativo vincolante e deve essere applicato in tutti i suoi elementi nell'intera Unione Europea.
Esso si caratterizza per tre elementi fondamentali:
• ha portata generale, cioè, a differenza delle decisioni, è indirizzato a tutti i soggetti giuridici comunitari, istituzioni, Stati membri e cittadini;
• è obbligatorio in tutti i suoi elementi;
• è direttamente applicabile, cioè, a differenza delle direttive, ha vigore senza che sia necessario il recepimento da parte degli ordinamenti nazionali, per cui i suoi effetti giuridici prevalgono automaticamente su tutte le legislazioni nazionali.
I Regolamenti sono emanati dal Consiglio su proposta della Commissione e sentito, in maniera vincolante, il Parlamento, e, quando necessario, in maniera consultiva, gli altri organismi comunitari.

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Reti Transeuropee
Le Reti Transeuropee sono reti infrastrutturali che hanno lo scopo di connettere le diverse reti nazionali per attuare pienamente le quattro libertà di circolazione che sono alla base del Mercato Unico europeo.
Le Reti Transeuropee, la cui importanza è cresciuta con l'allargarsi dell'Unione, infatti sono il presupposto indispensabile per una gestione coerente della coesione territoriale.
I Trattati individuano tre diverse tipologie di reti transeuropee:
• Le RTE-Trasporti (RTE-T): trasporto su strada e quello combinato, le vie navigabili e i porti marittimi nonché la rete europea dei treni a grande velocità, e i sistemi di gestione dei trasporti.
• Le RTE-Energia (RTE-E): elettricità e del gas naturale.
• Le RTE-Telecomunicazioni (eRte): servizi elettronici basati sulle reti di telecomunicazione.

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SIMBOLI
L'idea che l'Unione Europea, e prima di essa le Comunità, non fossero semplicemente degli spazi economici ma avessero come finalità quello della pace e della collaborazione tra i popoli e gli Stati europei ha fatto sì che le istituzioni comunitarie si siano dotate nel corso della propria storia di una serie di simboli che sottolineassero la comune identità europea. Non a caso alcuni di questi simboli sono condivisi dall'UE e dal Consiglio d'Europa.
I principali di questi simboli sono:
• La bandiera europea formata da 12 stelle in cerchio, che rappresentano gli ideali di unità, solidarietà e armonia tra i popoli d'Europa, su sfondo blu;
• l'inno europeo è l'Inno alla Gioia della Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven, che esprime nella propria melodia l'ideale della fratellanza umana;
• la festa dell'Europa: per celebrare la Festa dell'Europa è stato scelto il 9 maggio per ricordare la data in cui nel 1950 l'allora ministro degli esteri francese Robert Schuman lanciò per la prima volta l'idea di una comunità sovrannazionale europea;
• il motto dell'UE: come motto dell'Unione è stata scelta una frase del premio Nobel per la Pace Ernesto Teodoro Moneta,"Unita nella diversità", in tutte le lingue dell'Unione, per ricordare come, attraverso le istituzioni comunitarie, gli europei siano riusciti a superare gli odi nazionali che avevano insaguinato il continente, conservando al tempo stesso la ricchezza delle diverse culture e tradizioni.
A questi simboli è possibile aggiungere:
• L'Euro: moneta comune di tutta l'Unione e unica per gran parte degli Stati, che incarna l'unificazione economica:
• Le lingue ufficiali: per garantire il rispetto e l'uguaglianza di tutte le culture nazionali l'Unione ha adottato come lingue ufficiali tutte le lingue ufficiali degli Stati membri.

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SPAZIO ECONOMICO EUROPEO
Lo Spazio Economico Europeo (SEE) è un'area economica integrata istituita con il trattato di Oporto del 1992 e operativa dal 1994 tra l'UE e l'EFTA (Associazione Europea di Libero Scambio, sorta nel 1960 su iniziativa del Regno Unito come alternativa intergovernativa ed esclusivamente economica alla CEE) per estendere il mercato comune e le quattro libertà di circolazione ai paesi dell'EFTA che non intendono aderire all'UE per ragioni politiche e istituzionali.
L'applicazione delle norme UE, che deve essere recepita dai singoli Stati, è affidata ad una serie di organismi congiunti UE-EFTA alla Commissione UE e all'Autorità di Sorveglianza dell'EFTA.
Dello SEE fanno oggi parte Liechtenstein, Islanda e Norvegia, queste ultime unite all'UE anche da specifici accordi sull'Europa settentrionale e sull'area artica.
Inizialmente aveva aderito allo SEE anche la Svizzera che ne è uscita nel 1993, a seguito di un referendum, e prima che l'accordo divenisse operativo.
I rapporti tra l'UE e la Svizzera sono quindi regolati da una serie di accordi bilaterali.

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STRATEGIA DI LISBONA
Nel marzo del 2000, a Lisbona, il Consiglio Europeo ha adottato l'obiettivo strategico di "diventare l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale".
Lo strumento per il raggiungimento di tale obiettivo, che esulava sostanzialmente dalle competenze comunitarie, è stato individuato nel coordinamento 'aperto' – cioè non obbligatorio né vincolante - delle politiche da parte del Consiglio, che definisce gli obiettivi generali lasciando agli Stati la libertà di individuare autonomamente i modi e le forme di realizzazione.
Nel 2005, di fronte agli insufficienti risultati raggiunti, gli Stati membri dell'UE hanno deciso di rilanciare la strategia di Lisbona, concentrando gli sforzi verso i due obiettivi principali di crescita economica ed occupazione. Venne inoltre stabilita una programmazione triennale della sulla cui base il Consiglio avrebbe di volta in volta rimodulato gli obiettivi della strategia in coerenza con i risultati raggiunti.
Nel 2010 le Istituzioni europee e gli Stati membri, anche alla luce dei risultati – piuttosto scarsi – della strategia di Lisbona, hanno definito una nuova strategia decennale di sviluppo globale denominata "UE 2020" che dovrebbe potenziare la dimensione sociale, l'occupazione e lo sviluppo sostenibile coniugandoli con la ripresa economica.

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SUSSIDIARIETÀ
Il principio di sussidiarietà costituisce una delle basi dell'azione dell'Unione Europea.
Esso mira a stabilire il livello d'intervento (europeo, nazionale, locale) più pertinente nei settori di competenza condivisa tra l'UE e gli Stati membri e ad avvicinare l'UE ai suoi cittadini garantendo che ogniqualvolta ciò sia possibile un'azione debba essere presa al livello più vicino ad essi.
In ogni caso, l'UE può intervenire solo se è in grado di agire in modo più efficace rispetto agli Stati membri. Il protocollo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità sulla base di tre criteri:
• l'azione presenta aspetti transnazionali che non possono essere risolti dagli Stati membri;
• un'azione nazionale o l'assenza di azioni sarebbero contrarie alle prescrizioni del trattato;
• l'azione a livello europeo presenta evidenti vantaggi.

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TRATTATI E DIRITTO COMUNITARIO
Complesso di norme che regolano l'organizzazione dell'Unione Europea e i rapporti tra questa e gli Stati membri.
Le fonti del Diritto dell'Unione sono di tre livelli:
• i trattati istitutivi, che costituiscono la fonte primaria del diritto comunitario;
• gli atti emanati dalle istituzioni comunitarie (direttivi, decisioni, regolamenti) costituenti il cosidetto diritto comunitario derivato;
• gli accordi con Stati terzi.
Se i trattati istitutivi hanno la natura di una norma internazionale pattizia il diritto comunitario derivato ha un suo status specifico e particolare.
Secondo una celebre sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee nel 1963, "la Comunità Economica Europea costituisce un ordinamento giuridico di nuovo genere nel campo del diritto internazionale, a favore del quale gli Stati membri hanno rinunciato, seppure in settori limitati, ai loro poteri sovrani ed al quale sono soggetti non soltanto gli Stati membri, ma pure i loro cittadini".
Infatti a differenza di quanto avviene tra ordinamento interno e internazionale nel caso dell'Unione si instaura una vera e propria "integrazione" tra i due ordinamenti:
• comunità di soggetti, destinatari tanto delle norme nazionali quanto di quelle comunitarie;
• comunità di poteri, in quanto gli organi comunitari possono operare direttamente sui soggetti di diritto interno;
• comunità di garanzie, per la possibilità di adire direttamente gli organi giurisdizionali comunitari.
I possibili conflitti tra gli ordinamenti interni e quello comunitario è stato risolto dalla Corte di Giustizia delle Comunità attraverso una giurisprudenza costante che ha delineato nettamente i due principi cardine che regolano i rapporti tra ordinamento comunitario e ordinamento degli Stati membri:
• la diretta applicabilità del diritto comunitario;
• la preminenza del diritto comunitario rispetto alla norma conflittuale statale.

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TRATTATO DI LISBONA
Il Trattato di Lisbona è stato adottato nel 2009, al termine di un lungo e difficile processo di revisione dei trattati istitutivi della CEE e dell'UE che nasceva dalla necessità di adattare la struttura dell'Unione all'allargamento a 27 Stati membri che aveva reso la procedura decisionale sempre più farraginosa ed inefficiente, e a causa del fallimento della proposta di una vera e propria Costituzione dell'Unione Europea a causa dei risultati dei referendum in Francia e nei Paesi Bassi.
Infatti il testo del trattato di Lisbona si ispira a quello del trattato costituzionale, ma rinunciando agli aspetti simbolici e abbandonando l'idea di una costituzionalizzazione dell'Europa per cui il fondamento dell'UE continua ad essere non un atto costituente, così come avviene per gli Stati, ma una serie di trattati, come avviene per le organizzazioni internazionali.
Il Trattato di Lisbona:
• ha riformato le istituzioni e migliora il processo decisionale dell'UE;
• ha rafforzato la dimensione democratica dell'UE;
• ha riformato le politiche interne dell'UE;
• ha potenziato la politica esterna dell'UE.
Il trattato ha abolito la vecchia struttura a pilastri procedendo a una nuova ripartizione delle competenze tra l'UE e gli Stati membri, rendendo maggiormente flessibile il funzionamento dell'UE, e facilitando la messa in atto di cooperazioni rafforzate tra gli Stati membri.
Il trattato ha modificato la composizione della Commissione, del Parlamento europeo, del Comitato delle regioni e del Comitato economico e sociale europeo, ed ha abolito il sistema della ponderazione dei voti in seno al Consiglio sostituendolo con un nuovo meccanismo di maggioranza qualificata.
Il trattato ha creato inoltre due nuove funzioni nell'architettura istituzionale dell'UE:
• il presidente del Consiglio europeo;
• l'alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza.
Sono stati inoltre rafforzati i poteri del Parlamento europeo e attribuite maggiori funzioni ai parlamenti nazionali. Il trattato di Lisbona ha creato il diritto d'iniziativa dei cittadini, che permette ai cittadini di partecipare più attivamente alla costruzione dell'Europa.
Uno dei cambiamenti più importanti riguarda lo spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia. Infatti, il trattato di Lisbona rafforza le competenze dell'UE in quello che nel trattato di Maastricht era il secondo pilastro dell'Unione.
Infine il Trattato ha conferito maggiore coerenza e visibilità alla politica estera e di sicurezza comune dell'UE. L'UE attribuendo all'UE la personalità giuridica necessaria per negoziare ed essere parte contraente nei trattati internazionali, ed individuando nell'Alto Rappresentante il referente unico della PESC.

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TRATTATO DI MAASTRICHT
Il Trattato istitutivo dell'Unione Europea è stato firmato a Maastricht nei Paesi Bassi, il 7 febbraio 1992, dai rappresentanti dei governi dei 12 Stati membri della CEE ed entrò in vigore il 1 novembre 1993 e segnò il passaggio dalla CEE all'UE.
L'UE inglobava le precedenti Comunità ridisegnandone in maniera unitaria e coerente l'architettura istituzionale sulla base di tre pilastri: le precedenti competenze comunitarie, la politica estera e di sicurezza comune e infine la politica di cooperazione giudiziaria e di polizia. Esso inoltre istituiva una cittadinanza europea, adottava come norma generale il principio di sussidiarietà, e rafforzava i poteri del Parlamento europeo.
Ma soprattutto il trattato ha dato vita all'Unione Economica e Monetaria (UEM), da attuarsi entro il 1999, mediante la creazione di una moneta unica e di una Banca Centrale Europea (BCE), e fissando i parametri economici che ogni Stato doveva raggiungere per poter adottare la moneta unica.

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UNIONE ECONOMICA E MONETARIA
L'Unione Economica e Monetaria (UEM) è stata istituita dal Trattato di Maastricht con l'obiettivo di coordinare le politiche economiche e di bilancio, e dar vita ad una politica monetaria comune e ad una moneta unica, l'euro. Tutti i 28 Stati membri dell'UE partecipano all'unione economica, ma solo 18 paesi hanno sino ad ora adottato la moneta unica.
L'UEM prevede:
• coordinamento delle politiche economiche tra gli Stati membri
• coordinamento delle politiche di bilancio, in particolare attraverso la limitazione del debito e del disavanzo pubblico
• una politica monetaria autonoma gestita dalla Banca centrale europea (BCE)
• la moneta unica e l'area dell'euro.

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Unione Europea
L'Unione Europea è stata istituita dal Trattato di Maastricht inglobando la CEE e le altre Comunità europee (CEE, CECA, Euratom) che l'hanno preceduta.
L'Unione è nel contempo un progetto politico e un'organizzazione giuridica.
Dal punto di vista giuridico l'Unione è dotata di una propria personalità e di un quadro istituzionale unico in grado di assicurare la coerenza e l'omogeneità dell'azione dell'Unione.
Ma soprattutto l'UE è un progetto politico finalizzato alla creazione di un'unione sempre più stretta tra i popoli dell'Europa fondata sul rispetto della dignità umana, della democrazia, dell'uguaglianza, dello stato di diritto e dei diritti dell'uomo.

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